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Terra
d’acqua, senza dubbio: il Lago Maggiore e quello d’Orta, il
fiume Sesia, le piane delle risaie. Ma questa è anche la terra del
vino, del Nebbiolo, dal cui vitigno si ricavano i famosi Barolo,
Barbaresco e Carema, e anche, in percentuale con altre
uve, il Gattinara, il Gemme, il Bramaterra e il
Lessona, tutti rossi, adatti ad invecchiare e ad accompagnare
al meglio i piatti di una cucina forte e decisa.
Innanzi tutto va ricordato che tra Novara e Vercelli si ricava più
della metà della produzione di riso nazionale, con conseguenze
facilmente immaginabili per la gastronomia, tutta punteggiata di
risotti e minestre (da non dimenticare il risotto con le rane).
Da questa costola derivano anche la panissa vercellese e la paniscia
novarese, piatti molto simili in cui figurano, oltre al riso
fagioli, verdure e maiale.
Per non parlare della casseula, analoga a quella lombarda e
ai vari umidi di carne e verdure di altre regioni europee (in Spagna
il pote allego, in Francia la choucroute) che, nel Novarese, si
arricchiscono con la carne dell’oca.
Con queste premesse, potrete continuare il vostro pieno calorico con
la mostida di interiora di maiale e polenta, il tapulone
(spezzatino di carne d’asino cotta nel vino), concludendo con il salam
d’la duja (carne di maiale conservata in vaso, la duja
appunto, sotto strutto o grasso d’oca).
Lungo le strade del vino, evitando la più facile e conosciuta
suggestione dei laghi, abbiamo pensato a un itinerario che possa
contribuire a conoscere meglio quest’area agricola, dove la storia
ha lasciato tante tracce importanti. Punto di partenza obbligato,
Novara, una città ordinata, tipicamente sabauda, per un’occhiata
alla cupola di San Gaudenzio, capolavoro di Alessandro Antonelli,
l’architetto nativo di Ghemme, cui si deve la celebre mole di
Torino. Da non mancare anche un assaggio dei tipici biscotti
lunghi.
Si prosegue quindi verso ovest, fino all’Abbazia di San Nazzaro
Sesia, fondata dai benedettini nell’XI secolo, con affreschi e
decorazioni in cotto molto suggestive. Da qui i più golosi potranno
fare una puntata a Olcenengo, piccolo borgo la cui attrattiva
principale sono i salam d’la duja, messi a stagionare
in recipienti di terracotta coperti di grasso (espediente
storicamente necessario, in questi climi umidi, per conservare i
salumi).
Si ritorna quindi lungo la direttrice Novara-Varallo per ammirare il
castello di Proh, quello visconteo molto importante di Briona.
Da qui, attraversato di nuovo il Sesia in direzione del Vercellese,
puntata d’obbligo al castello di Rovasenda, uno dei più
spettacolari del territorio, con una bellissima torre quadrata, e
subito dopo Lessona, per un primo contatto con l’omonimo vino e il
Bramaterra.
A questo punto merita la deviazione a Candelo, per visitare il
meglio conservato e più esteso dei recetti medioevali piemontesi
(antica cittadella in miniatura difesa da mura merlate e da torri,
con strade e casette adibite un tempo a rifugio, deposito agricolo e
cantina).
Gattinara, con le sue colline pietrose è una delle capitali dei
rossi piemontesi, col suo omonimo vino color rubino
dall’indimenticabile bouquet.
Percorrendo il centrale verso Valsesia, potrete rendere un omaggio
all’arte con una visita alla chiesa di S. Pietro, che ha
un’interessante facciata del XIV secolo con decorazioni in cotto).
Proseguendo per Romagnano, famosa per la battaglia dove cadde nello
scontro tra francesi e spagnoli Pierre Terrail, signore di Bayard,
il celebre consigliere “senza macchia e senza paura” e per
l’Abbazia di S. Silano, ricca di affreschi importanti, e subito
dopo, raggiungete Boca. Qui attrattiva principale è l’omonimo
vino, un assemblaggio di Nebbiolo, Vespolina e Bonaria
dall’impatto un po’ ruvido e aggressivo.
La strada del ritorno passa per Ghemme, che si gloria della
parrocchiale barocca con facciata a due ordini e dell’omonimo
rosso.
Tornati a Novara, si può dedicare ancora una puntata nella vicina
Cameri, per acquistare lo squisito gorgonzola artigianale
classico.
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