PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Bevande analcoliche, distillati e liquori
GENEPY
Il liquore Genepy è ottenuto dalla macerazione in alcool di artemisie alpine, essenzialmente Artemisia
Mutellina (genepy maschio), Artemisia Glacialis (genepy femmina) e specie affini; esso presenta una
gradazione alcolica da 30 a 42 % vol.
Le Artemisie sono piante spontanee che crescono nelle più alte zone delle Alpi Occidentali. Per
disporre di quantità sufficienti alla produzione del liquore, le piante vengono anche coltivate su
terreni ed in posizioni appropriate a quote molto elevate, dai montanari residenti in loco, che hanno
acquisito, in questi ultimi decenni, una vera specializzazione in questa coltura difficile, che richiede
tempo ed impegno pluriennale.
Le piantine di Genepy, dopo la raccolta, vengono, dagli stessi montanari, poste ad essiccare su
apposite strutture all’interno delle loro baite in alta montagna.
Le piante essiccate vengono messe a macerare in alcool e la macerazione si può protrarre fino a 40
giorni. Dalla successiva distillazione dell’infuso, si ottiene un semilavorato alcolico base per la
produzione del liquore mediante miscelazione con gli altri componenti (acqua e zucchero).
La successiva tecnica di lavorazione consiste in una iniziale stagionatura della miscela per ottenere la
spontanea sedimentazione delle parti insolubili che vengono, poi, separate con varie successive
filtrazioni, fino ad ottenere la perfetta brillantezza del prodotto. Il liquore Genepy, che si presenta
con colorazione naturale paglierina con tendenza al verde pallido, dopo la brillantatura, subisce,
prima dell’imbottigliamento, un’ulteriore stagionatura.
Zona di produzione
Il Genepì è un liquore prodotto in alcune zone montane del Piemonte ed in Valle d’Aosta.
Particolarmente vocata sembra essere la Val Chisone (To) dove, secondo documenti storici,
dovrebbe essere stato ottenuto, per la prima volta, il pregiato distillato.
Attrezzature utilizzate
Le piantine di Genepy essiccate vengono trasportate in sacchi al liquorificio, dove vengono
controllate, selezionate e, se non vengono subito poste in infusione alcoolica, sono conservate in
contenitori areati.
La macerazione avviene in recipienti di legno, di vetro o di acciaio inox. La distillazione avviene in
alambicchi tradizionali a “bagno maria” in rame stagnato che permettono una distribuzione del calore
molto più dolce.
La commercializzazione del liquore avviene in bottiglie di vetro di 70 cl.
La storia
In Piemonte, la coltivazione del Genepy è iniziata, negli anni ’60, nelle valli delle Province di Cuneo e
di Torino,. Nei liquorifici, i metodi di lavorazione sono sempre quelli che già erano in uso quando si
lavorava soltanto con il Genepy spontaneo ed è stata fornita documentazione al riguardo.
Si possono citare, inoltre, documenti sulla produzione del Genepy in Valle di Susa, sin dal 1755.
Parlare del Genepy significa raccontare la storia delle valli Pinerolesi. Giovanni Stefano Pin è stato,
infatti, il primo a metà del ‘700 ad introdurre in Val Chisone la distillazione e l’alambicco. Egli
esercitava la professione di notaio, ma nei momenti liberi si dedicava alla raccolta e alla distillazione
di erbe. Suo figlio Stefano Giuseppe non seguì la carriera del padre ma approfittando delle prove e
degli studi di questi, si dedicò alla distillazione.
La prima distilleria fu fondata nel 1823 a Finestrelle, località della Alpi Cozie a 1150 m sul livello del
mare, dal nipote Stefano Pin che si specializzò nella fabbricazione di liquori alpestri ottenuti mediante
infusione e distillazione di fiori, erbe aromatiche e radici alpine raccolti sui monti dell’Alta Val
Chisone, e predispose un formulario originale, anch’esso datato 1823, che è utilizzato ancora oggi
come metodo di lavorazione per conservare nel liquore “Genepy” le proprietà toniche, digestive ed
eupeptiche dell’erba aromatica alpina.
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