PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Paste fresche e prodotti della panetteria, della
biscotteria, della pasticceria e della confetteria
GIANDUIOTTO
Il celebre Gianduiotto è un cioccolatino a forma di spicchio o barchetta rovesciata, ottenuto
impastando cacao, zucchero e le famose nocciole tonde gentili del Piemonte, rinomate per la loro
qualità fine e gustosa. Il suo colore bruno varia a seconda delle miscele di cacao utilizzate, mentre la
caratteristica forma deriva da antichi sistemi di lavorazione.
Zona di produzione
La zona di produzione del prodotto in oggetto comprende tutto il Piemonte.
Attrezzature utilizzate
Nelle attuali produzioni industriali, il gianduiotto viene ottenuto con una pasta di cioccolato più
ricca di burro di cacao rispetto al passato, per facilitarne la lavorazione.
Il processo produttivo passa attraverso diverse fasi quali: miscelazione, raffinazione e concaggio a
secco degli ingredienti (pasta di cacao, pasta di nocciola e zucchero). A questo punto della
lavorazione, viene aggiunto all’impasto il burro di cacao e la miscela subisce nuove lavorazioni:
stoccaggio, temperaggio, colaggio in stampi, raffreddamento, smodellaggio ed incarto.
La storia
Nato nel 1865, il Gianduiotto è oggi conosciuto in tutto il mondo e, ovunque, parla della città di
Torino.
Già da tempo si fabbricava cioccolato alla nocciola ma utilizzando nocciole a pezzetti non tostate.
L’idea di amalgamare al cioccolato le nocciole tostate e tritate venne a Michele Prochet.
Alcuni cronisti sostengono che l’invenzione della “pasta Gianduia” sia nata da uno stato di necessità:
Napoleone, con il blocco continentale, aveva reso quasi impossibile ai confettieri piemontesi il
rifornimento di cacao, il cui prezzo, nel frattempo, era salito alle stelle. Così, per continuare a
produrre il cioccolato, gli ingegnosi subalpini avrebbero pensato di unire al cacao un frutto di casa:
le nocciole. Già nel 1852, Michele Prochet produceva questa pasta di cioccolato e nocciole ma, solo
nel 1865, vennero messi in commercio i “Gianduia”, popolarmente chiamati “gianduiotti”.
Il padrino di questo nuovo cioccolatino è proprio Gianduia, la simpatica maschera piemontese.
Nell’800, durante il carnevale, a Torino, era consuetudine allestire una grande fiera e la gente
accorreva da ogni parte del Regno. Finché durava il carnevale, non era più il re, ma “sua Maestà
Gianduia” a governare bonariamente la città con leggi e decreti. Fu durante il carnevale che
Gianduia assaggiò i già popolari cioccolatini e, constatandone di persona la squisitezza, autorizzò il
produttore a chiamarli col suo nome. Intanto, Michele Prochet, per i suoi meriti nel campo della
lavorazione del cioccolato, venne inviato, nel 1867, a far parte dell’Accademia di Francia.
Per molti aspetti il gianduiotto è carico di significati allegorici legati al carnevale. Il profilo del
cioccolatino ricorda l’ala del cappello della popolare maschera – come ebbe ad osservare il celebre
burattinaio Giovanni Battista Sales. Simbolo di regalità è, invece, la stagnola che lo ricopre, una vera
e propria novità per quei tempi: il gianduiotto è stato il primo cioccolatino ad essere incartato!
Il suo successo si deve innanzi tutto alle sue qualità ma la sua fortuna commerciale venne affidata a
decine di maschere Gianduia che distribuivano sorrisi e cioccolatini, accompagnandoli con inchini e
spiritose battute.
Agli inizi, la lavorazione era tutta manuale: la massa di cioccolato veniva impastata a mano poi
lavorata con una coltella grande rettangolare e con una più piccola fino a ottenere una viscosità, una
consistenza e una fluidità ottimali. Infine, sempre utilizzando le due coltelle, gli abili “cicolatè”
scodellavano il cioccolatino dandogli la caratteristica forma a spicchio. Successivamente, si ottenne
il gianduiotto per “estrusione”, producendo una pasta continua nella caratteristica forma a spicchio,
tagliata in modo regolare dalle “cicolatere”. I gianduiotti venivano, poi, sistemati su fogli di carta
velina in piccoli plateaux; dopo aver riposato in ambienti freschi, venivano ripresi e incartati
manualmente.
La produzione e la lavorazione dei gianduiotti nel torinese è documentata da molti studi storici
locali.
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