PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Paste fresche e prodotti della panetteria, della
biscotteria, della pasticceria e della confetteria
PASTIGLIE DI ZUCCHERO DELLA TRADIZIONE
TORINESE
La “Pastiglia di zucchero” è un prodotto di confetteria che si ottiene per miscelazione a freddo di
zucchero macinato a velo, sostanze addensanti (gomma adragante e gomma arabica) nonché essenze
ed estratti di erbe e di piante aromatiche. L’impasto ottenuto dalle materie prime suddette è lavorato
con macchine trafilatrici per ottenere una sfoglia che è, successivamente, stampata per ottenere le
pastiglie. Quest’ultime sono, poi, essiccate e setacciate.
Zona di produzione
La zona di produzione comprende all’inizio della produzione (1857) la città di Alba e, dal 1880, la
città di Torino.
La storia
Nel 1857, ancora prima dell’Unità d’Italia, nel Parlamento subalpino i senatori del Regno masticavano
pasticche gommose (i “senateur”) che dovevano facilitare i loro discorsi, create da un confettiere di
Alba, che presto si sarebbe trasferito a Torino (dal 1880) e che produceva anche quei “bottoni da
prete” locuzione usata per definire le prime pastiglie di zucchero piene di gusto, friabili, multicolori,
dissetanti e digestive.
Il titolare, affermato artigiano dolciario, nell’ultimo quarto dell’Ottocento, a Torino, divenne presto
fornitore della Casa Reale di “Pastiglie di zucchero” (dai sapori di menta, vaniglia, lampone,
garofano, cannella, ratafià, ribes ed altri). Erano confezionate in minuscole scatolette di cartoncino
bianco o di latta dalla grafica elegante ed inconfondibilmente ottocentesca che sarebbe tanto piaciuta
alla regina Vittoria. Premiate in tante esposizioni universali dell’epoca, le scatolette esibivano decine
di medaglie e di stemmi araldici come si può ancora vedere sfogliando gli annunci pubblicitari delle
vecchie raccolte della “Illustrazione Italiana”, del “Mondo Illustrato” e della “Domenica del
Corriere”. Nella Torino della seconda metà dell’Ottocento, ancora galvanizzata dal dibattito politico e
risorgimentale e dalle energie intellettuali che avevano fatto lievitare l’Unità d’Italia, mentre la guglia
della Mole saliva nel cielo della città come simbolo di ottimismo e di progresso, quella piccola
pastiglia era diventata a sua volta simbolo di genuinità e di serietà produttiva.
Le “Pastiglie di Zucchero della Tradizione Torinese” hanno deliziato i palati raffinati di re e di regine
ed hanno umettato la gola dei deputati del primo Parlamento italiano tra il 1861 ed il 1865, compreso
lo stesso Cavour. Forte di questa tradizione, l’azienda torinese continua ancora oggi a produrre le
vecchie pastiglie con gli stessi ingredienti, gli stessi metodi e la stessa cura nelle confezioni, pur
utilizzando le più attuali tecnologie informatiche (internet) per la vendita.
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