PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Preparazioni di pesci, molluschi e crostacei
e tecniche particolari di allevamento degli stessi
LAMPRE’ (LAMPREDA)
Il Lamprè (la Lampreda) appartiene alla classe dei Ciclostomi e deve il suo nome all’abitudine di
leccare (lambire) in continuazione le pietre dei fiumi dove vive. L’importanza alimentare ed
economica di questi animali è modesta ed attualmente limitata a zone ben precise d’Italia, con il
che viene meno una delle più forti motivazioni per una loro migliore conoscenza. Antichi testi ci
confermano però che la diffusione di questi animali era un tempo pressoché uniforme nella
penisola. Nel caso dei ciclostomi che risalgono i corsi d’acqua va tenuto presente che anch’essi
vanno pagando un pesante scotto all’alterazione degli ambienti fluviali, cosicché sempre meno
frequente ne diviene il reperimento. Se molto piccole le lamprede si possono quindi friggere
semplicemente in padella con altri pesciolini. Quelle più grosse si possono cucinare in umido o
arrostire in tranci sulla griglia. Un tempo erano una golosa ed apprezzata presenza all’interno del
fritto misto alla piemontese, ma al giorno d’oggi per la loro scarsa presenza si possono trovare
assai di rado. Grande consumo alimentare ne veniva fatto in Piemonte nelle zone caratterizzate da
piccoli ma costanti corsi d’acqua (bialere) tipici del carmagnolese e del basso pinerolese.
Zona di produzione
Un tempo le lamprede erano diffuse un po’ dappertutto: famose quelle della pianura del Po tra
Vigone e Carignano e anche quelle di Chivasso. Ma il “paese delle lamprede” è oggi soprattutto
Cercenasco, piccolo centro nella pianura torinese, tra Airasca e Vigone.
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