PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati
ASPARAGO SARACENO DI VINCHIO
Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l'asparago è una specie ortiva perenne le cui parti
commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi
sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti
comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l'alto.
L’Asparago saraceno di Vinchio, presenta una colorazione verde scuro e si contraddistingue per
specifici requisiti di carattere chimico-fisico, organolettico ed estetico che derivano dalla varietà
coltivata, dal particolare ambiente pedoclimatico in cui si ottiene e dalla tecnica colturale utilizzata.
L’asparago non presenta particolari esigenze in fatto di clima potendo resistere sia alle basse che alle
alte temperature; peraltro, va ricordato che ritorni di freddo primaverile possono provocare danni alla
qualità dei turioni o ritardo nella fuoriuscita. Sono da preferirsi i terreni sciolti, sabbiosi, ricchi di
sostanze organiche, a reazione neutra, profondi, freschi, ben drenati; sono anche tollerati quelli salini.
Le operazioni che precedono la preparazione dei solchi comprendono un’aratura profonda 60 – 80
cm, una ripuntura a 80 – 90 cm, una lavorazione leggera per interrare i fertilizzanti e l’estirpatura per
livellare la superficie.
L’impianto per la produzione dell’asparago verde può essere fatto a fila semplice o a fila binata, nel
qual caso, occorre aumentare la larghezza del solco da 40 a 60 cm e aumentare la distanza fra gli
argini. Le densità d’investimento variano da 28 – 32.000 zampe per ettaro (100 cm fra le file e 25 –
30 cm fra le zampe sulla fila) nell’impianto a file semplici, fino a 38 – 40.000 zampe per ettaro (40 cm
fra le bine, 40 – 50 cm fra le zampe sulla fila) in quello a file doppie. Le zampe non vanno
assolutamente spuntate; per limitare gli attacchi di “Rizoctonia” e “Mal vinato” è opportuno
immergere le zampe in una soluzione d’ipoclorito di sodio al 15% per 15 minuti e, dopo un
abbondante risciacquo, reimmergerle in una soluzione fungicida a base di “Carbendazin” all’1% per
altri 15 minuti, efficace contro gli attacchi di “Fusarium” e, quindi, porle nel terreno con le radici ben
distese rivolte verso il basso, fuori dal contatto con il letame, ricoprendo il tutto con uno strato di 5 o
6 cm di terra.
L’asparago reagisce in modo molto positivo alla somministrazione di sostanza organica nella
concimazione di fondo. L’asparagiaia necessita di una crescita continua, anche durante l’estate, e,
pertanto, si deve irrigare in caso di necessità, distribuendo l’acqua con impianti a goccia o ad
aspersione a bassa precipitazione oraria per non abbattere troppo la vegetazione.
La raccolta inizia al primo anno per un periodo limitato, di circa 15 giorni, per divenire completa al
terzo anno, con circa 60 giorni di raccolta. Continuare oltre tali periodi può compromettere la
produzione dell’anno successivo. Il taglio dei turioni viene eseguito in profondità con appositi coltelli
prestando attenzione a non lesionare quelli in formazione.
L’asparago saraceno di Vinchio presenta una colorazione verde scuro, è carnoso, gradevolissimo
anche senza nessun accompagnamento nel piatto, al di fuori di un ottimo filo d’olio extra vergine di
oliva.
Zona di produzione
L’areale di produzione dell’asparago saraceno è il comune di Vinchio.
La storia
Il nome Asparago “saraceno” è stato trovato da Rosetta Laiolo, signora di campagna, che ha vissuto
nell’immediato dopoguerra, anni in cui il vino non trovava sbocco sul mercato e si sentiva l’esigenza,
nel comune di Vinchio, di altre produzioni agricole, senza rinunciare alle vigne. Così, in mezzo ai
filari, si iniziò a piantare le asparagiaie. In pochi anni, Vinchio ha scoperto la vocazione all’asparago e
la sua terra di origine marina, ricca di fossili, ha fatto il prodigio di fornire un prodotto primaticcio (a
metà aprile è già pronto) e assai gustoso, tanto quanto è stata faticosa la ricerca del nutrimento da
parte della sua pianta, in competizione con le lunghe radici della vicina vite.
La denominazione “saraceno” è stata trovata da Rosetta Laiolo, signora di campagna, produttrice di
asparagi, che pensò ad un nome esclusivo del territorio e, a Vinchio, esiste una cresta di colline vitate
che si chiama “bricco dei Saraceni”. Si dice che, durante lo scasso per l’impianto delle nuove vigne,
sia venuto alla luce qualche cadavere armato di spade. La fantasia popolare attribuì questi resti ai
mitici Saraceni.
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