PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati
CAROTA DI SAN ROCCO CASTAGNARETTA
La Carota di San Rocco Castagnaretta presenta un fittone lineare, quasi cilindrico, con una
breve collettatura verdastra–violacea, una polpa tenera e croccante ed un gusto dolce.
La caratteristica fondamentale di tale carota è il semplice metodo di lavorazione cui viene
sottoposta. La carota, infatti, viene seminata da metà giugno a inizio luglio per iniziare la
raccolta in autunno e prolungarla per tutto l’inverno, fino a maggio dell’anno successivo. La
semina viene fatta con una seminatrice pneumatica. Per l’irrigazione viene utilizzato, in parte,
il metodo per aspersione e, in parte, quello per scorrimento superficiale (si impiegano bassi
volumi d’acqua, ma frequenti).
I trattamenti antiparassitari sono estremamente limitati e vengono fatti solamente in caso di estrema
necessità (in particolari condizioni climatiche, caratterizzate da una elevata e prolungata umidità ). Si
fa, invece, particolare attenzione al diserbo, pratica fondamentale per il fatto che la coltura della
carota è poco competitiva nei confronti delle malerbe, soprattutto nelle prime fasi di crescita (non
vengono mai fatti, comunque, più di due trattamenti annui).
La raccolta manuale è facilitata da un attrezzo (tipo lama) trainato dalla trattrice che solleva i fittoni
dal terreno.
Durante il periodo invernale, la coltura viene coperta con un consistente strato di paglia di riso che
conserva l’integrità dei fittoni dalle gelate. Quotidianamente, i fittoni vengono estratti dal terreno,
subito lavati, confezionati e commercializzati dopo poche ore dalla raccolta.
Il prodotto, quindi, destinato quasi interamente al consumo fresco, non subisce nessun processo di
conservazione (né in cella, né in magazzino), ma viene immediatamente immesso nei canali della
distribuzione. Questo processo di lavorazione è caratteristico dell'area di San Rocco Castagnaretta in
quanto nelle altre zone italiane di coltivazione delle carote, le stesse subiscono invece dei processi di
conservazione, perdendo parte delle proprie caratteristiche qualitative ed organolettiche. Nella zona
di San Rocco Castagnaretta, quindi, si lavora un ortaggio fresco, aspetto questo che ne esalta
enormemente le caratteristiche qualitative che il prodotto acquisisce durante la sua fase di sviluppo
grazie al terreno e all’areale particolarmente vocati. I terreni della zona sono, infatti, dotati di buona
fertilità; inoltre annualmente, viene apportata sugli stessi una buona percentuale di letame bovino
maturo proveniente da allevamenti della zona. Per ottenere risultati vantaggiosi sia per gli operatori
che per la coltura, negli appezzamenti interessati vengono effettuate delle rotazioni triennaliquadriennali
alternando alla carota stessa colture foraggere e cereali estivi ed autunno vernini. Tale
pratica colturale permette la produzione di radici sane, senza che sia necessario intervenire
eccessivamente con particolari trattamenti al terreno.
Zona di produzione
L'ambiente oggetto di coltivazione della Carota di San Rocco Castagnaretta è collocato nella fascia
pedemontana a Sud della città di Cuneo. Orograficamente, è situato tra il fiume Stura ed il torrente
Gesso. Si tratta, quindi, di suoli alluvionali che, essendosi formati dallo straripamento dei due corsi
d'acqua, sono dotati di una buona percentuale di materiale drenante.
La storia
La coltivazione della carota nell'ambiente di San Rocco Castagnaretta ha una vocazionalità
antica. Infatti, già in passato, l'organizzazione poderale della maggior parte delle aziende si
basava sulla mezzadria legata al giardinaggio, cioè in cascina era presente il giardiniere che
forniva ai proprietari terrieri i prodotti ortofrutticoli (si parla di 50-60 anni fa).
Nel tempo, tale caratteristica, propria delle aziende site in San Rocco Castagnaretta è venuta sempre
meno. Alcune di esse, però, ancora oggi, hanno mantenuto, anche se in proporzioni ridotte, la
vocazionalità nei confronti degli ortaggi ed in modo particolare della carota.
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