PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati
CASTAGNE DELLE VALLI DI LANZO
Sul territorio delle Valli di Lanzo, sono presenti dei castagneti appartenenti a vecchie varietà locali
ancora coltivate e commercializzate. Tra queste, si segnalano, in ordine di importanza e diffusione:
Tempurive, Spinacorta, Qua, Spinalunga, Viri, Viri Tardivo e Riundette.
Il prodotto, presente nel territorio delle Valli di Lanzo, rientra commercialmente nella categoria delle
castagne, non avendo produzioni di varietà classificabili come marroni.
Sono castagne di media pezzatura, alcune anche piccole, appartenenti a cultivar che si perdono nel
tempo non avendo riscontri sulla loro provenienza, in quanto coltura di montagna secolare.
Non vengono impiegati macchinari per la raccolta, che è fatta a mano, raccogliendo i ricci con un
rastrello di legno ed utilizzando anche una lunga pinza di ferro. Si lasciano in ricciaia per alcuni
giorni, in attesa che il riccio inizi a seccare e si possano estrarre le castagne più agevolmente.
Nel 1987, venne affidata all’IPLA di Torino, su incarico dell’Assessorato Agricoltura della Regione
Piemonte, una ricerca inerente il castagno da frutto che prevedeva l’individuazione e la descrizione
delle varietà esistenti e coltivate sul territorio regionale.
Il lavoro ha interessato anche la Comunità Montana Valli di Lanzo e sono state individuate sei
cultivar locali: Viri, Viri Tardivo, Qua, Spinacorta, Tempurive e Riundette.
Zona di produzione
I castagneti nelle Valli di Lanzo vegetano, normalmente, in una fascia altimetrica compresa tra i 500
e i 900 m (orizzonte sub-montano) coincidente con i comuni di media e bassa valle, spingendosi fino
ai 1.000 metri di quota e, in alcuni casi sporadici, anche oltre.
La storia
Coltura antica, considerata un tempo “il pane dei poveri”, ha rappresentato, nel passato e in tutte le
aree montane, una risorsa molto importante dalla quale si utilizzava il frutto, il legname e anche le
foglie, impiegate come strame per gli animali.
Il progressivo spopolamento delle montagne, il modificarsi delle condizioni e del sistema di vita e,
non ultimo, i gravi attacchi fungini hanno ridotto, nel tempo, drasticamente l’importanza della
coltura.
La raccolta delle castagne è stata per molti anni limitata al solo consumo familiare. Solamente
nell’ultimo decennio, il prodotto sta riavendo un certo interesse di mercato. Infatti, vi è una notevole
richiesta di prodotto da parte di privati, commercianti locali ma, molte volte, la vendita avviene anche
al di fuori del territorio delle Valli di Lanzo.
Il consumo di questo prodotto è così passato da cibo povero di un tempo a frutto prelibato che
richiama alla memoria la tradizione contadina delle nostri valli, da consumarsi in occasioni particolari.
La vitalità del settore è dimostrata anche da una sagra della castagna che si svolge ormai, da 17 anni
in comune di Corio, a cura dell’Associazione “la Ciuenda” e che vede l’afflusso di un numeroso
pubblico.
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