PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati
FAGIOLI DI CUNEO
Il fagiolo è ritenuto essere originario dell’America del Sud, area dell’attuale Perù e della Colombia; fu
introdotto, in Europa, dagli spagnoli nel XVI secolo, mentre, in Italia, si hanno notizie della sua
coltivazione fin dal 1569.
Un tempo, questo legame rappresentava, nella dieta di molte popolazioni, la fonte proteica più
economica; ciò avviene tuttora in molte località del terzo mondo. In numerose regioni italiane, il
fagiolo ha mantenuto un posto importante nelle consuetudini alimentari.
Da un punto di vista alimentare, i fagioli possiedono, infatti, un elevato valore energetico, un buon
contenuto in sali minerali, una discreta quantità di vitamine e, soprattutto, molte proteine.
Quanto sia importante il fagiolo per la Provincia di Cuneo è dimostrato dal fatto che ad opera di
Università e Centri di Ricerca, negli anni passati, si sono compiuti molti studi, soprattutto nel settore
della genetica, allo scopo, essenzialmente, di costruire nuove varietà. Non va peraltro dimenticato il
lavoro dei coltivatori locali, che, nel tempo, hanno selezionato (mediante criteri di selezione non
codificati ma di notevole valore tecnico-agronomico) i differenti ecotipi di fagiolo più idonei a
valorizzare pienamente le peculiarità degli ecosistemi collegati al bacino idrografico del primo tratto
del fiume Po.
Il fagiolo viene coltivato in quella fascia di terreno fresco e fertile che divide l’area pedemontana dai
primi fondi della pianura padana.
La colorazione del seme e dei baccelli dei “Fagioli di Cuneo” con variegature accentuate, che vanno
dal rosso fulvo al bruno passando per il viola e la sapidità inconfondibile sono il frutto di una
combinazione irripetibile di fattori ambientali e pedologici locali. L’azione combinata del
termoperiodo (cioè dell’alternanza tra notti fresche e giornate calde, nella bella stagione) con il
fotoperiodo (il quale rappresenta il ciclico allungamento ed accorciamento stagionale della durata
delle ore di luce) presenta combinazioni non riscontrabili ad altre latitudini.
A loro volta, queste combinazioni sono mediate e rielaborate dalle caratteristiche di fertilità dei terreni
di coltivazione della pianura cuneese, che si presentano tipicamente di impasto sciolto e di origine
alluvionale.
Complessivamente il fagiolo fresco da granella del cuneese gode di una situazione di mercato
favorevole in quanto giunge al consumo in un periodo (luglio- settembre) in cui è completamente
assente l’offerta di prodotto proveniente da altre regioni.
Le coltivazioni adottate sono tutte rampicanti tra cui le varietà “Lamon”, che presenta semi
tondeggianti, con colore di fondo panna con leggere striature rossastre, e “Borlotto” sono utilizzate
per la produzione di fagioli secchi e la varietà “Stregonta”, che presenta baccelli striati di rosso su
campo bianco (almeno il 60% della superficie è di colore rosso), molto resistenti alla manipolazione
(ogni baccello contiene mediamente 6/7 semi reniformi, di colore giallastro, allo stato ceroso, striati di
rosso vivo) viene perlopiù, destinata alla commercializzazione allo stato fresco.
Il fagiolo “Lamon” si presume sia stato introdotto in Provincia di Cuneo tra gli anni Quaranta e
Cinquanta; già negli anni Sessanta, il “Lamon” veniva coltivato in forma estensiva ricoprendo un
ruolo di primaria importanza nel contesto dell’agricoltura cuneese.
La granella secca del “Lamon” ha due principali destinazioni alimentari: l’industria conserviera
(inscatolamento) e l’insaccamento per la vendita al minuto. Essendo granella secca, il Lamon viene
conservato in ambiente fresco e secco, evitando così l’insorgere di fenomeni di degenerazione o di
aggressione fungina.
Altra varietà per la produzione di granella secca, di media vigoria vegetativa, è il “Borlotto”, mentre
la “Stregonta” è una varietà idonea per la produzione di granella allo stato fresco.
Nel cuneese, la produzione del fagiolo avviene con tecniche particolari, messe a punto e perfezionate
nel tempo dai produttori del luogo, i quali hanno progettato le attrezzature necessarie per
meccanizzare alcune onerose operazioni come la semina, in contemporanea all’inserimento nel terreno
e alla legatura delle canne di sostegno.
Nella produzione del seme, è possibile meccanizzare integralmente le operazioni di semina e
trebbiatura. Per il prodotto fresco invece non è possibile meccanizzare la fase della raccolta che resta
manuale.
Per la tutela, la valorizzazione, lo sviluppo e l’incremento della produzione, nonché per la
commercializzazione, è sorto negli ultimi anni il Consorzio di Tutela del Fagiolo di Cuneo.
Il Consorzio è promotore dell’uso della denominazione “Fagiolo di Cuneo”, deputata alla difesa della
denominazione stessa in Italia ed all’Estero, e di sigilli e da contrassegni regolarmente depositati ai
sensi di legge.
Zona di produzione
Le aree mercatali caratteristiche dei “Fagioli di Cuneo” sono Cuneo, Centallo, Caraglio, Boves e
Castelletto Stura.
La storia
Negli anni Cinquanta, un gruppo di ortolani cuneesi ha derivato il fagiolo oggi considerato tipico
piemontese, dalla varietà veneta rampicante “Fagiolo di Lamon” (diffusa nel bellunese e a Indicazione
Geografica Protetta). Le caratteristiche organolettiche originali sono rimaste intatte, ma sono stati
elevati, con il passare degli anni, il peso medio dei semi e la produttività delle piante. Oggi, questo
prodotto è largamente coltivato in provincia di Cuneo e, per la sua valorizzazione, è stato istituito un
apposito Consorzio di tutela con sede presso la Camera di Commercio di Cuneo.
indietro
|