PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati
FAGIOLO DI SALUGGIA
Il fagiolo di Saluggia è prodotto da una varietà selezionatasi, nel tempo, in zona, grazie ad un
insieme di fattori climatici, pedologici che ne determinano le caratteristiche e lo distinguono da
prodotti di cultivar similari.
La pianta è di taglia nana, di ciclo medio precoce. Il seme è di tipo compresso, reniforme con striature
e con tegumento esterno particolarmente sottile.
Viene tradizionalmente venduto come prodotto secco.
Il fagiolo di Saluggia ha un consumo legato tradizionalmente al periodo invernale, pertanto
viene venduto normalmente entro il mese di marzo-aprile dell’anno successivo alla raccolta
Il fagiolo di Saluggia si coltiva in secondo raccolto, principalmente dopo orzo, più raramente dopo
frumento o prato.
La semina avviene, a seconda dell’andamento stagionale, in una data compresa fra il 10 giugno ed il
10 luglio, con una quantità di seme che varia da 70 a 85 kg per ettaro.
La concimazione avviene in parte dopo l’aratura ed in parte in copertura. Si utilizzano concimi
semplici o complessi. Nelle aziende ad indirizzo zootecnico, può essere utilizzato anche il letame.
Il diserbo viene effettuato in pre-semina, utilizzando esclusivamente prodotti registrati. Si provvede
ad effettuare alcune sarchiature per migliorare l’arieggiamento del terreno e limitare la crescita delle
infestanti.
La raccolta avviene normalmente fra il 1 settembre ed il 10 ottobre, a seconda dell’andamento
stagionale e della data di semina. Avviene meccanicamente, con un primo passaggio con macchina
estirpatrice, secondo passaggio con andanatrice munita di nastro che accoppia le file e successiva
trebbiatura. Prima della trebbiatura avviene, tuttavia, un controllo manuale per eliminare i corpi
estranei e le piante non mature.
La quantità massima producibile per ettaro è di 20 quintali.
Trattandosi, come sopra accennato, di un prodotto che viene commercializzato secco, se presenta una
umidità alla raccolta superiore al 14-15% viene essiccato. Quando le condizioni climatiche lo
consentono, l’essiccazione avviene al sole dopo aver allargato il prodotto sull’aia. Se invece vi sono
problemi di temperature si utilizza il tradizionale essiccatoio, procedendo con basse temperature (max
35°C).
Dopo l’essiccazione, si effettua la prima pulitura, al fine di separare dal prodotto le impurità più
grossolane, siano eventuali corpi estranei (pietre, terriccio), siano parti del prodotto non lavorate
(baccelli interi, porzioni di stelo della pianta).
Si provvede, quindi, ad insaccare il prodotto in contenitori di materiale traspirante, successivamente
chiusi, ed a stoccarlo in magazzini asciutti e ventilati.
Quando il prodotto è destinato alla vendita diretta al consumatore, si procede con una seconda
pulitura che permette di togliere le rotture ed i fagioli non perfettamente maturi.
Prima del confezionamento si procede, poi, ad una ulteriore cernita manuale.
Zona di produzione
Tradizionalmente, il fagiolo di Saluggia viene coltivato nel territorio del Comune di Saluggia ed in
piccole porzioni di terreno dei territori appartenenti ai vicini comuni di Livorno Ferraris, Cigliano,
Crescentino, i cui terreni hanno caratteristiche pedologiche simili.
La storia
La presenza e la coltivazione del fagiolo a Saluggia risalgono a tempi antichissimi ed è stata
documentata da studi storici locali.
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