PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati
MELE DELLE VALLI DI LANZO
Brevemente, si indicano le principali varietà locali ancora coltivate e commercializzate nelle Valli di
Lanzo:
· Bugin (dal nome della famiglia Bogino di Lanzo): è la varietà più diffusa in tutta l’area; la sua
provenienza è esterna; si è diffusa negli anni ’50 per le sue buone caratteristiche organolettiche, la
produttività, la resistenza alle principali malattie e, non ultimo, la conservabilità dei frutti. La
maturazione dei frutti avviene, generalmente, nel periodo invernale, già in fruttaio, dopo essere
state raccolte a fine ottobre, si conservano fino a inizio estate.
Buccia con colore di fondo tendente al giallo, marezzata di rosso, in modo non uniforme; polpa
bianca con sfumatura verdastra, profumo dolce, sapore zuccherino leggermente acidulo.
· Rigadin (dalle striature rosse della buccia): viene chiamata anche Niclot e Michlet a seconda
delle zone. Fino agli anni ’60, era la varietà esportata in Germania. Le piante sono produttive, i
frutti di media pezzatura, raccolti alla metà di ottobre, non hanno una lunga conservabilità.
Buccia con colore di fondo giallo striato di rosso; la polpa è bianca, profumata e di sapore
spiccatamente acidulo.
· Coronei (colonnelli, da una famiglia di Castiglione in Coassolo T.se): piante vigorose, a
portamento espanso, con frutti di pezzatura medio grande.
La buccia è ruvida, con colore di fondo giallo più o meno marezzato di rosso. La polpa è bianca,
poco profumata, di sapore acidulo.
· Magnetti Domenico (dal nome di un frutticoltore che ha selezionato tale varietà tra un gruppo di
semenzali presenti nella sua azienda): si è diffusa nelle altre zone mantenendone il nominativo. Le
piante sono vigorose e di buona produttività. La buccia è di colore giallo e rosso inteso, la polpa
è bianca, profumata con sapore dolce acidulo.
· Bianco di Bogno (dalla frazione Bogno in Coassolo T.se): buccia di colore giallo-verde chiaro e
polpa bianca, poco profumata, di sapore acidulo.
· Contessa: è una delle varietà più diffuse, presenta frutti di grandi dimensioni. La buccia è di
colore verde-giallo, macchiata di rosso, e la polpa è bianca e succosa e acidula. Terminano la
maturazione sulla paglia in quanto, essendo grossi, hanno la tendenza a cadere.
· Pum dla lira di origine sconosciuta, deve il suo nome al fatto che negli anni ’20 dieci
chilogrammi di queste mele si vendevano al prezzo di una lira.
La buccia ha un colore verde intenso, sfumata di rosa, mentre la polpa è bianca attraversata da
venature verdastre, croccante ed acidula. I frutti si raccolgono a fine settembre e si conservano
15 giorni prima di essere consumati. Mela con caratteristiche simili alla Granny Smith.
Molte altre sono coltivate (un’indagine ne ha “riscoperte” complessivamente una quarantina) tra cui:
Losa, con buone caratteristiche organolettiche, Senatore, Composta Vera, Pin dal Vis per la sua
polpa intensamente aromatica, Bella del Bosco con polpa succosa, leggermente croccante, Cafasse
simile alla Rigadin ma con maturazione più tardiva, Carpendo Brusc, tipica mela acidula.
Le mele non subiscono alcun trattamento, sia in campo (anche se la coltivazione non è
dichiaratamente biologica) sia durante la conservazione.
Per il tipo di prodotto descritto, non si segnalano particolari attrezzature e materiali impiegati.
Zona di produzione
La coltivazione del melo nelle Valli di Lanzo è compresa in una fascia altimetrica tra i 400 e gli 800
m e comprende essenzialmente i comuni di bassa e media valle.
La storia
Le Valli di Lanzo, fino al secolo scorso, erano importanti economicamente soprattutto per l’attività
mineraria e l’agricoltura. L’attività estrattiva è andata esaurendosi e l’agricoltura ha subito, col
tempo, trasformazioni radicali (e purtroppo anche visibili) dovute soprattutto alla riduzione della
connessa attività (spopolamento, industrializzazione, ecc.) ed i terreni, già marginali una volta (si
pensi ai terrazzamenti che, a volte, risalivano intere pendici), si sono col tempo trasformati in bosco.
Poco ne ha risentito la melicoltura in quanto da sempre è stata orientata verso impianti promiscui,
non specializzati, con scarsi apporti di nuove varietà ed a carattere familiare. Grazie a questi fattori,
le vecchie varietà sono ancora coltivate. Non è più possibile, purtroppo, parlare delle produzioni
elevate di un tempo, quando, fino agli anni ’60, la cultivar Rigadin a frutto acidulo, particolarmente
apprezzata dal mercato tedesco, veniva esportata in Germania tramite ferrovia.
Attualmente, il mercato è strettamente locale ed i clienti sono gli stessi villeggianti e/o turisti che,
percorrendo le Valli, hanno avuto modo di conoscere ed apprezzare le mele locali.
A ricordo delle pratiche un tempo legate a questo prodotto, per conservarlo nel periodo invernale, si
cita la cultivar “Composta Vera”, rugginosa e piccola. I frutti venivano posti in contenitori con acqua
aromatizzata con chiodi di garofano e tenuti in fresche cantine. In questo modo si potevano
conservare per tutto l’inverno e oltre, fino anche a maggio; si consumavano generalmente durante la
fienagione. Si ricordano pure le “collane” di mele appassite, tradizione che si è mantenuta fino ai
primi del Novecento. I frutti venivano privati del torsolo e tagliati secondo il piano equatoriale (come
per le frittelle) e, infilate in uno spago, venivano posti in solaio ad appassire. A capodanno e durante
il carnevale, quando i bambini passavano di porta in porta per gli auguri, ricevevano come dono le
collane di mele appassite. La Comunità Montana ha avviato un progetto di recupero della melicoltura
nelle Valli di Lanzo T.se che prevede la conservazione del germoplasma tramite un campo
collezione. Il progetto, oltre alla costituzione del campo, prevede un rilancio della melicoltura
attraverso uno studio che ne qualifichi il prodotto.
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