PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI DELLA REGIONE PIEMONTE
(ai sensi dell’art. 8 del Dlgs. 30 aprile 1998, n. 173)
Allegato Deliberazione della Giunta Regionale 15 aprile 2002 n.
46-5823
Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati
RISI DI BARAGGIA BIELLESE E VERCELLESE
I “Risi di Baraggia Biellese e Vercellese” designano il prodotto ottenuto dalle varietà di riso che, nel
corso dei tempi, si sono adattate o si potranno adattare in futuro al particolare ambiente della
Baraggia Vercellese e Biellese.
Le varietà in oggetto sono: Arborio, Baldo, S. Andrea, Cannaroli, Ariete, Alpe, Taibonnet,
Saturno, Gladio, Loto, Nembo, Balilla, Fragrance, Maratelli.
La Baraggia è l’area pedemontana che dalle Prealpi, site sotto il massiccio del monte Rosa, si sviluppa
verso il piano a terrazzi o in lieve graduale declivio, da nord-ovest a sud est.
Il suolo ed il sottosuolo - contrariamente ad altri tipi di brughiera sabbiosi e con scheletro
abbondante, d’origine alluvionale – sono generalmente compatti, asfittici, deficienti di vita microbica,
poveri di humus.
L’irrigazione delle colture è assicurata, mediante canalizzazione, dai corsi idrici che scendono dalle
Alpi e dalle Prealpi contribuendo, per il loro scarso titolo di inquinanti, a favorire un ambiente
protetto.
Il clima della Baraggia risulta profondamente differente dal clima della tipica pianura vercellese: si
presenta più freddo e più ricco di precipitazioni piovose rispetto alle altre zone risicole.
In un articolo pubblicato, nel 1973, sulla rivista “Il Riso” ed intitolato “Condizioni climatiche del
Vercellese e loro effetti sulla coltura del riso nell’annata 1971” si ritrovano utili informazioni sulla
coltivazione in Baraggia; in particolare, si sottolinea come le condizioni climatiche non siano analoghe
a quelle della restante zona risicola ma siano decisamente più sfavorevoli.
La risicoltura ha consentito la bonifica delle zone baraggive, portando innovazione e benessere agli
agricoltori locali, migliorandone il reddito e, quindi, le condizioni ed il tenore di vita.
Sotto il profilo morfologico e fisiologico, le piante di riso, quando coltivate in Baraggia, assumono un
abito vegetativo meno sviluppato rispetto a quello che la medesima varietà manifesta in altre zone
colturali.
Il grano del riso a maturazione assume una superiore compattezza, una superiore traslucidità, minori
dimensioni per volume e per peso, rispetto a quello di altre zone, per l’identico tipo varietale.
Le produzioni di qualsiasi varietà coltivata non superano il limite di 7,0 t/ha.
Anche a causa della scarsa fertilità del terreno, i risultati produttivi, normalmente, sono inferiori a
quelli ottenibili in situazioni ambientali più favorevoli e, nel contempo, si consegue il miglioramento
della qualità. In seguito alla cottura, il riso di Baraggia manifesta quasi costantemente una superiore
consistenza del grano rispetto all’omologo prodotto di altre zone e una minore collosità, a parità di
trattamento o di metodologia nella preparazione dell’alimento.
Le quantità dei fertilizzanti azotati debbono essere commisurate alle normali ed effettive necessità
della coltura, ricavate anche tramite le analisi chimiche del terreno.
La tecnica di fertilizzazione deve privilegiare l’interramento dei residui pagliosi di altre colture
precedenti e l’impiego di fertilizzanti organici. E’ escluso l’uso di concimi nitrici e dei composti o
formulati fertilizzanti che contengano metalli pesanti.
Le operazioni di essiccazioni del riso grezzo devono essere eseguite con mezzi e modalità operative
tali da evitare o da ridurre al minimo la contaminazione degli involucri del grano di riso dagli
eventuali residui del combustibile e da odori estranei. Sono preferibili gli essiccatoi a fuoco indiretto,
meglio se l’alimentazione dei bruciatori è derivata da metano o GPL.
Il riso grezzo o risone posto in magazzino e quello offerto in vendita per la lavorazione non deve
superare il 14% di umidità.
Per i “Risi di Baraggia Biellese e Vercellese” è stata presentata istanza di riconoscimento
dell’attestazione comunitaria IGP.
La comunicazione di tale richiesta è stata fatta sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte, n. 20
del 17 Maggio 2000.
Zona di produzione
La zona di produzione dei “Risi Baraggia Biellese e Vercellese” è compresa nel triangolo tracciato dal
fiume Sesia ad est, il torrente Elvo a ovest sud-ovest e la strada Biella Cossato Gattinara a nord nordovest.
La storia
Il termine Baraggia ha origini agronomiche e, da sempre, è stato usato per indicare i terreni poco
fertili, posti su diversi livelli e occupati da vegetazioni spontanee tipiche della brughiera quali rovi,
erica, querce, ecc.
L’unico mezzo per rendere i terreni utilizzabili dal punto di vista agronomico, era rappresentato dalla
disponibilità costante di molte acque irrigue; l’irrigazione più di qualsiasi altro mezzo rappresenta,
infatti, lo strumento per neutralizzare l’acidità del terreno, in particolare, se si tratta di irrigazione per
sommersione. Proprio per queste ragioni, il riso, che richiede nelle tipiche zone di coltivazione padane
la pratica dell’irrigazione per sommersione, la stessa raccomandata per la bonifica, poteva diventare
una delle poche colture adatte a questi terreni.
La coltivazione del riso venne inizialmente introdotta in via sperimentale, usando le varietà risicole
più adatte alle limitative e difficili condizioni climatiche: i risultati furono subito incoraggianti dal
punto di vista agronomico, mentre a livello economico le spese di coltivazione non erano ancora
compensate da adeguati ricavi.
L’adozione, nella zona della Boraggia, del riso quale pianta pioniera bonificante, ma capace anche di
assicurare una produzione, poteva avere successo solo se fossero stati attuati grossi interventi di
bonifica: era essenziale assicurare una costante e notevole disponibilità di acqua irrigua, per
trasformare le desolate lande incolte in regolari campi coltivati. Era, inoltre, importante la scelta di
varietà adattabili al particolare clima.
Le varietà pregiate di riso italiano sono andate incontro ad un lento ma inesorabile declino in quanto,
a livello comunitario, sono state valutate alla stessa stregua di varietà qualitativamente inferiori.
Inoltre, è del tutto assente, sul nostro mercato, la promozione delle varietà tipiche in quanto tali; si
consente, così, di confezionare risi di vario tipo, rispettando la legge, nel quasi anonimato varietale,
soffermandosi sull’aspetto a volte solo pubblicitario (chicco grosso, lungo, per risotti, …).
Appare evidente la necessità di trovare e/o potenziare opportunità di collocamento del prodotto riso
di qualità ad un giusto prezzo, soprattutto per quello proveniente dalle zone più svantaggiate e
significativamente vocate.
In questo scenario, risulta evidente che una delle strade da percorrere è quella della valorizzazione
delle varietà tipiche italiane, che possiedono caratteristiche qualitative di pregio, da tempo
riconosciute, ma meno che mai pubblicizzate, al fine di diffonderne il consumo, la cultura e
l’apprezzamento, in Italia e nella UE, ma anche in altri continenti.
La reputazione acquisita dal riso raffinato prodotto in Baraggia, fin dal XIX secolo, è affidata ad un
prodotto ritenuto dal consumatore dotato di precipue caratteristiche di tenuta alla cottura.
indietro
|